La fregatura di essere una “persona forte”

“Oddio, quanto vorrei essere forte come te!” “Dai, ce la farai, sei così forte!”.

Vi suona familiare? Io, se avessi un euro per ogni volta che mi è stato detto, a quest’ora starei scrivendo questo articolo stravaccata su una sdraio, in un’isola tropicale a sorseggiare un mojito (anche se sono le 10 del mattino). Invece sto appollaiata su una sedia primo prezzo di ikea nella mia cucina, nella quale tengo il riscaldamento al minimo, con accanto un caffè di scarsa qualità che si raffredda in una tazzina da due soldi. Ma andiamo avanti. (Nel caso tra voi ci fosse qualche ricco o ricca mecenate che vuole offrirmi un vitalizio per poter solo scrivere, trovate la mia mail nel blog).

Insomma, dicevo, essere forti o stimolare negli altri la percezione che lo siamo è una grande, grandissima, immensa fregatura. Alla persona cui viene affibbiata questa pesante etichetta è richiesta una perseveranza nello stato di forza che sfida qualsiasi legge della fisica, oltre che della psicologia. Nessuna debolezza, nessun rimpianto, nessuna lacrima. Solo coraggio, scarpe robuste e via, andare. Che se piangi, o ti lamenti, sei pure guardata con la stessa sorpresa con cui si assisterebbe a un’aurora boreale a Pistoia.

Rivendico il diritto di esclamare un sonoro ecchepalle all’ennesimo contrattempo e cambio di rotta. Reclamo il sacrosanto privilegio di languire sul divano piagnucolando, di abusare di carboidrati unti, solo perché sì, il diritto alla procrastinazione, all’indecisione, alla gnolla, allo sbuffare e all’imprecazione, oltre alla facoltà di affermare “mi sono un attimo rotta, mi fermo un giro” dovrebbe essere garantito dalle convenzioni internazionali.

Io – che da sempre mi reputo con orgoglio la regina guerriera delle battaglie perse, la fanciulla che dalla torre si butta con il parapendio dopo aver bevuto una birra con il drago, definita dal mio relatore di tesi un panzer, per tenacia, resistenza e perseveranza nel raggiungere l’obiettivo, superando qualsiasi ostacolo – adesso mi sono afflosciata. Assomiglio alle mie torte: crescono, crescono, sembra che ce l’abbiano fatta e poi apro il forno e fraan; volevo un torta paradiso e immancabilmente mi ritrovo un pancake di calcestruzzo.

Ho bisogno di rifugiarmi in abbracci lunghi, di infilare il naso nel collo della persona che amo e lasciarmi consolare dal suo odore, ho una disperata necessità di sentirmi dire “Andrà tutto bene, ci sono io”. Vorrei concedermi il lusso di non pensare, di non avere preoccupazioni – almeno per il tempo di scrivere un altro romanzo – di ricevere la telefonata di Federico II che m’invita a corte, mi alloggia in uno studio bellissimo e mi dice “Ehi, Barz, fai con calma. Scrivi senza scadenza et senza affanno alcuno. Puoi usare lo idioma volgare, ma limita le parolacce, che porca puttana a volte scrivi come un saraceno incattivito”.

Invece la vita non mi dà tregua, pare che goda proprio a sfidarmi, io la vedo, che ridacchia mentre mi indica una poltrona e mi invita: “Ehi Barz, siediti qui, mettiti comoda, dai, ora è tutto apposto” e lesta me la sfila da sotto le chiappe un attimo prima che io mi ci lasci cadere sopra.

E a me non resta che rimettere la cotta di maglia, pur essendo cotta di stanchezza.

Perché poi, anche se sei sicura che la forza non la trovi, è la forza che trova te.

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12 risposte a "La fregatura di essere una “persona forte”"

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  1. La forza è davvero una gran fregatura.
    Gli insicuri e gli incapaci a traino, e io tiro.
    Poi il fisico crolla (ché dopo un po’ la forza mentale non basta), e tutti si lamentano che ciò che abitualmente faccio io rimane indietro, e un grazioso “vaffan**lo” uscirebbe spontaneo dalle mie labbra…

    Mi piace

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