Elogio dell’adolescenza

Adoro l’adolescenza e gli adolescenti, sebbene mi facciano impazzire, mi sbattano davanti bivi improvvisi, spalanchino crepacci che si aprono di botto, proiettino specchi deformanti e altre diavolerie che spesso mettono a dura prova il mio sistema nervoso.

Amo la loro curiosità insaziabile, che divora anche l’ovvio su cui noi siamo stravaccati. Amo i loro dubbi vorticosi che tirano le idee per i capelli, ne fanno coriandoli per poter guardare il disegno che compongono mentre vorticano in aria. Amo il loro umore instabile, che ti pungola, ti costringe a uscire da te per vedere l’altro, il suo tormento, la sua angoscia per essere in un mondo meraviglioso che crea domande, ma raramente offre le risposte.

Devi farti porto, con gli adolescenti, ma anche scialuppa di salvataggio e persino delfino con cui giocare, perché la pesantezza è il male di ogni rapporto, ma con loro è un’arma a doppio taglio. Devi farti da parte tu, adulto con le tue certezze e i tuoi scudi emotivi, devi fare pace con i mostri, con le paure, con le fragilità, lasciare andare il controllo, la rigidità, la voglia di sopraffare. Inutile bluffare, loro ti stanano, ti acchiappano per il ciuffo e sentono puzza di finzione almeno quanto tu lamenti la loro scarsa propensione all’igiene personale.

Per essere autorevole, devi essere un capobranco, disposto a scontrarti con lealtà, a batterti con onestà intellettuale e senza mezzucci. L’autorità la rifuggono.  Perché, invece a te piace? Da insegnante e da mamma ammetto che la sera vado a letto sfinita, perché sì, è sfibrante cambiare mille registri emotivi, inventare nuove strategie, essere sempre disposti al dialogo, a crearlo quando necessario, a sospenderlo quando c’è bisogno di silenzio, a modularlo per renderlo comprensibile a queste persone nuove che non sono bambini, ma non sono neppure adulti e parlano un linguaggio che, a volte, neppure loro capiscono.

Hanno un disperato bisogno di essere visti, di essere considerati, di prendersi spazio e forma nel mondo, di rompere le regole per capirle e mediare, hanno bisogno di esplorare sapendo che c’è qualcuno che veglia su di loro, di lottare con tutta l’anima per dimostrare che ne hanno una, di sapere che ad ogni facciata nel fango, ci sarà qualcuno che gli indica come farne un’ottima crema per ammorbidire la pelle, di imparare che l’amore è bello anche se fa male e d’amore non si muore.  [Ma che pure te che sei adulto non c’hai capito un cazzo esattamente come loro e l’unica differenza è che tu ne sei consapevole.]

Ho imparato che io avevo bisogno di loro, di questi adolescenti complicati che mi sfidano.

Avevo bisogno che loro mi insegnassero il coraggio, la lealtà ad ogni costo, la voglia di buttarsi per il gusto del salto. Avevo bisogno che mi ricordassero la capacità di non dare niente per scontato, né la vita, né la verità, né le persone che amiamo e che ci amano. Ho trovato occhi nuovi per esplorare altre strade, altri punti di vista e altre vite.

Ho scoperto la relatività della ragione, che poi questa ragione è solo un torto che non si è spiegato bene, alla fine. Avevo bisogno di sfibrarmi per tessermi di nuovo e imparare l’arte della pazienza e del presente.

Questo post è per chi ha la fortuna di averci a che fare, con questi adolescenti.

Ma è soprattutto per i miei figli biologici e per i figli che incontro ogni mattina in classe.

Grazie ragazz*.

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