Voglio fare le bizze – ovvero sfogare la rabbia come fanno i bambini e sei strategie per riuscirci

Leggevo, qualche giorno fa, che sono state istituite delle speciali stanze della rabbia: luoghi dove, sotto il pagamento di una somma di denaro, si può spaccare ogni cosa, con molta soddisfazione e un abbassamento del cortisolo direttamente proporzionale alle mazzate inferte agli oggetti inermi.

E mi è venuto in mente un mio pensiero di qualche anno addietro.

Ero una giuovine studentessa universitaria ed aspettavo, con la rassegnata pazienza tipica del pendolare di Trenitalia, il Regionale Pisa-La Spezia per la mia fermata a Viareggio.

Ecco, sono lì, mi vedete? Quella coi capelli sconvolti, un parka verde da radical-chic, gli occhiali tondi di metallo e la faccia stanca dopo una giornata di studio. Sono lì, in stazione, che aspetto il treno per tornare a casa. Rispetto all’orario di arrivo indicato sulla tabella passano dieci minuti, poi venti, poi trenta… Ma del Regionale nessuna traccia. Le persone iniziano a innervosirsi, le voci e le richieste di informazioni si rincorrono tra gli occupanti occasionali della banchina numero tre: “Scusi, hanno detto tra quanto arriverà?”, “Senta, sa mica quanto ci sarà ancora da aspettare?”. Anche in me inizia a fermentare una feroce rabbia silente, dovuta alla frustrazione di non poter intervenire sugli eventi. Telefono a casa per avvisare del ritardo misurabile in ere geologiche, fumo una sigaretta, cammino avanti e indietro, fumo un’altra sigaretta, mi guardo intorno. Insieme al mio nervosismo sento crescere, palpabile, quello dei miei compagni e delle mie compagne di sventura. Così, come un lampo, mi attraversa il cervello questa bislacca idea: ma non sarebbe più divertente – e anche più salutare – se fosse socialmente accettato il capriccio, il buttarsi a terra lunghi sdraiati e battere furiosamente i pugni e urlare e piagnucolare a gran voce “Voglio il treeenoooo! Lo voglio! Lo voglio! Lo vogliooo!”. E inizio a ridere, pensando a me e a questo nutrito gruppo di adulti – chi in giacca e cravatta, chi in gonna e tacchi – che esegue questa scena proprio lì, sulla banchina.

Così ho raccontato questa storia a Figlia che ha approvato la tecnica e, anzi, l’abbiamo approfondita, trovando altre fantastiche strategie. So che morite dalla voglia di conoscerle:

6 Fantastiche strategie per sfogare la rabbia

  1. Dotarsi di un cuscino della rabbia deputato ad essere preso a pugni, morsi e sbattuto furiosamente nel muro. All’occasione ci si può conficcare la testa dentro e urlare parolacce all’indirizzo del colpevole della nostra furia.
  2. Scrivere parolacce su un foglio per poi strapparlo. Figlia suggerisce di prestare attenzione alla pressione esercitata sulla penna, al fine di non spezzarla.
  3. Masticare furiosamente – anche in questo caso consigliamo adeguata pressione della mandibola  – un legnetto, una matita, una crosta di pane. Se siete a dieta vanno benissimo anche carote e sedano.
  4. Prendere carta e forbici (Figlia raccomanda con punta arrotondata, che nei momenti di rabbia sono più sicure) e tagliuzzare in modo casuale e con veemenza fogli in quantità. Esortiamo i più creativi a disegnare prima la faccia delle persona che ci ha fatto imbestialire e poi a tagliuzzarla. I ritagli ottenuti possono essere riciclati per apotropaici collage della pace o per farne coriandoli.
  5. Prendere una pallina di pongo o plastilina o materiale affine e stritolarlo ripetutamente nel pugno. Ripetere l’operazione fino al raggiungimento della calma interiore.
  6. Uscire di casa e iniziare a correre intorno all’isolato, al quartiere o alla città. In questo caso molto dipende dal vostro allenamento fisico. Se piove o, in generale, il meteo è avverso e la vostra casa è munita di scale, potete salire e scendere finché non vi sentirete le gambe di strudel. Figlia propone di stare attenti ad inciampare, perché i denti rotti costano parecchio e questo danno potrebbe peggiorare il vostro umore.

E voi? Che rapporto avete con la rabbia? Avete qualche strategia particolare per gestirla?

sfogare la rabbia.png

 

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4 risposte a "Voglio fare le bizze – ovvero sfogare la rabbia come fanno i bambini e sei strategie per riuscirci"

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  1. Ma se mi metto a cucire cuscini adatti allo scopo con quella faccina qui sopra, mi chiedi i diritti d’autore? No perché rende proprio bene l’idea… E ricordo benissimo anch’io di aver avuto quella faccia più e più volte, ai tempi del Firenze-Lucca regionalone…

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  2. Vorrei dire che medito e ritrovo la pace interiore ma sarebbe una balla. Racconto piuttosto un aneddoto: all’università possedevo una katana (finta ma molto ben fatta), una sera di particolare ira funesta ho distrutto tre orribili tazzine a colpi di spada, come un samurai nevrotico. Aiuta molto. Aiuta meno l’idea di dover pulire il casino di cocci subito dopo.

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