Elogio della buffezza

In un mondo che ci vuole fighi, competitivi, al top, performanti in ogni campo, belli belli in modo assurdo, c’è un’unica strategia di sopravvivenza: la buffezza.

Spesso mi definiscono una persona bizzarra, sui generis, in altre parole: buffa. Ho sempre giocato con i miei difetti – sottolineando che non sono altro che la manifestazione delle mie particolarità, perchè sono un oggetto artistico unico (tiè) – ho ironizzato sulle mie debolezze e, in fondo, non mi sono mai presa sul serio.

E oggi non posso che essere grata per questa mia dote, è l’ancora che mi ha tirata su quando sono inciampata in errori più grandi di me, quando ho sopravvalutato persone e progetti; se sono ancora in piedi, di nuovo, è perché non ho mai preteso la perfezione, mia e altrui.

Sarebbe meraviglioso che potessimo girare con il nostro personale manuale d’istruzioni e consegnarne una copia a chi interagisce con noi, si eviterebbero un sacco di rogne, risparmieremmo di sicuro amare sorprese. Forse. Ma molto probabilmente la vita diventerebbe piatta e insensata. Mi reputo fortunata. E non perché abbia avuto una vita semplice o al riparo delle ciabattate della Sorte, ma perchè ho imparato a reagire e a circondarmi di persone pronte a spronarmi se rimango troppo tempo immobile a terra.

Anche stavolta posso testimoniare che la sfiga finisce, o almeno offre delle tregue e la nostra abilità deve essere quella di sfruttare queste pause per riempirle di bellezza, facendoci due risate nei momenti di crollo. In fondo non abbiamo molto altro se non il decidere come rispondere al fuoco nemico del momentommerda, quando questo appare inevitabile.

Di questo periodo, in cui ho raggiunto vette di stress indicibili, conservo i gesti gentili di persone non hanno perso occasione di manifestarmi vicinanza, le risate senza motivo con i miei figli, l’affetto dei miei genitori e di chi ha avuto la pazienza di aspettare la mia resurrezione.

Sono buffa sì, ma la buffezza è la mia forza ed è molto meglio della figaggine, date retta. Chi è buffo sa di non essere perfetto, perdona gli altri perché alla fine perdona anche se stesso; non si scompone per avere i capelli in disordine o abiti poco alla moda; dei giudizi altrui fa quello che la primavera fa con i ciliegi: se ne sbatte le palle e lascia fare al corso degli eventi.

Chi è buffo sceglie, con la consapevolezza che si può cambiare idea, direzione e vita; batte la faccia per terra, ma si rialza e si fa una foto per ricordarsi che le maschere di fango fanno pure bene alla pelle.

Chi è buffo lo riconosci perchè non nasconde le cicatrici, ma le ripassa con un pennarello indelebile, per disegnare la mappa dei nuovi continenti che ha esplorato nella vita.

Grazie, buffezza. Magari senza sarei stata figa. Ma avrei imparato molto meno.

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4 risposte a "Elogio della buffezza"

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